Cari romani, vi meritate Virginia Raggi

“Noi italiani siamo fatti così: rossi, neri…alla fine tutti uguali” sostiene un uomo qualunque in un bar qualunque, prima di essere aggredito dal giovane Nanni Moretti in Ecce Bombo (qui il video).

Ecco, più o meno provo la stessa irritazione, lo stesso sconforto e la stessa rabbia di Michele Apicella ogni volta che mi trovo, malauguratamente, coinvolta in una conversazione con un simpatizzante o votante del Movimento 5 Stelle.

Ieri le l0ro eroine Virginia Raggi e Chiara Appendino hanno trionfato, quindi oggi i cari tifosi (sì, perché sono coatti peggio degli Ultrà daaamaggica) sono decisamente più fastidiosi del solito (sì, al peggio non v’è mai fine) e stanno appestando qualsiasi social network rivendicando la loro ‘vittoria onesta’ (sì, ho usato ‘reclamare’ come verbo perché sembra che nella gioia di festeggiare la gloria ci sia comunque un tono arrabbiato).

Virginia Raggi partecipa all'iniziativa #piantaladignità, organizzata dall'Usb

Foto Vincenzo Livieri – LaPresse 08-03-2016

No, non analizzerò la sconfitta, nè mi mostrerò stupita dei risultati ottenuti dal movimento 5 Stelle (ne avevo già parlato anni ed anni fa qui) ma vi descriverò, semplicemente, chi ha votato davvero Virginia Raggi a Roma e, in sostanza, perché i romani si meritano un sindaco così pressapochista, qualunquista e populista (oh, se avete un altro aggettivo che termina in ista aggiungetelo pure, purché sia un insulto velato).

Virginia Raggi è una romana media : la sua vittoria è la vittoria di tutti i romani medi, dei romani stufi, arrabbiati, disillusi; dei romani costretti a vivere nella città più bella del mondo (ah, quanto ci piace ripeterlo) ma in cui non funziona niente; nella capitale d’Italia che per anni è stata malgovernata e vittima di scandali finanziari e politici.

“…rossi, neri: alla fine tutti uguali…” vi dirà sempre un romano deluso, raccontandovi gli anni di Alemanno o la breve giunta di Marino. Ed è in questo clima che si sono prontamente inseriti i pantastellati: come iene o avvoltoi in attesa della morte, hanno aspettato che il corpo della vecchia politica giacesse lì privo di vita per gettarsi a copofitto al grido di “CoRAGGIo, onestà, aria nuova” e tutti gli altri slogan che la Casaleggio Associati ha divulgato.

La vittoria di Virginia Raggi è la vittoria dei qualunquisti e dei conformisti travestiti da ribelli; di chi si prende meriti che non sono suoi; di chi crede che nella normalità ci possa essere l’eccezionalità (no, non è così, fatevene una ragione: i mediocri sono mediocri e basta).

Il trionfo della 37enne romana è il trionfo di chi legge Fabio Volo a 30 anni ma non lo ammette (però il Piccolo Principe sì, quello è socialmente accettabile); di chi non ha nemmeno la residenza a Roma e quindi non ha votato ma insomma, sul carro del vincitore c’è posto e quindi ci si sale lo stesso;  di chi fa gli aperitivi al Pigneto perché Monti è troppo da borghesi.

Il successo della Raggi è il successo dei laureati triennali in materie inutili, talmente inutili che sono disoccupati da 10 anni e si lamentano della propria condizione comodamente seduti sul divano di casa; di chi si professa tuttologo e in realtà non è specializzato in niente; di chi scrive aforismi di Pasolini su Facebook ma non ha mai visto un suo film; di chi preferisce Facebook a Twitter perché così ha disposizione più parole con cui ammorbarci urlando i vari “Gomblotto, SvegliAaaA11, Pecore, Scie Chimiche!”.

L’affermazione della Raggi su Giacchetti è l’affermazione di chi chiama giornalai i giornalisti; di chi crede che il Fatto Quotidiano sia l’unico mezzo d’informazione promotore della Verità suprema; di quelli che si professano onesti fino a quando non hanno l’occasione di poter fregare soldi al prossimo; di quelli che difendono a spada tratta le donne però la Boschi no, la Boschi è una cagna.

Gli entusiasti della Raggi sono quelli che non fumano, non bevono e non fanno altro che rinfacciarti quanto sono virtuosi e quanto sei stupido ad intossicarti; sono quelli che  scrivono e si lamentano su Romafaschifo ma continuano ad inzozzare la città con le carte del Kebab e i mozziconi di sigarette (perché in realtà fumano, fumano eccome).

La gloria della Raggi è la gloria dei fuoricorso da 10 anni; degli artisti bohemien a spese di papà; dei rivoluzionari con il bancomat prepagato dei genitori; di chi si vanta di aver viaggiato in lungo ed in largo per il mondo e di possedere già una casa, sempre perché il reddito familiare lo permette.

La conquista di Roma da parte della Raggi è la conquista di tutti i rivoluzionari da tastiera; di chi difende la libertà di stampa e di satira, di chi jesuischarlie però se Vauro disegna una vignetta sulla morte di Casaleggio allora no, allora lui è indifendibile ed è solo un cinico insensibile.

Insomma, la vittoria di Virginia Raggi è la vittoria di tutti quelli che non riescono a fare autocritica; di quelli che non hanno senso dell’umorismo; di quelli che si prendono troppo sul serio e che non sono affatto auto ironici: ma in fondo, noialtri, che c’abbiamo poi da ridere?

Niente.

Proprio un bel niente

E allora buon lavoro Virginia, siete la maggioranza, avete vinto: mille di queste lettere.

Io rimarrò comunque sempre d’accordo con una minoranza di persone. E me ne vanto.

 

 

 

 

 

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