Non siamo tutti evergreen

Welcome nella mia nuova, nuovissima rubrica (detta anche ‘categoria’ per i più wordpressiani tra voi): disprezzo un tot al kg.

In questo nuovo capitolo del blog saranno elencate e descritte le categorie peggiori della razza umana, quelle che tutti (chi più e chi meno) detestiamo e se non le odiamo significa chesiamoanchenoicosì e quindi, sì, insomma, mi dispiace un po’ per voi.

Oggi analizzeremo uno dei casi più odiosi che la natura umana ci presenta spesso dinanzi agli occhi. Troppo spesso.

Il caso in questione è quello di chi ha raggiunto l’età della maturità da un bel po’ e no, non sto parlando dei miei coetanei 30enni (noi siamo ancora in età postadolescenziale, è un dato di fatto) bensì di coloro che hanno raggiunto i 40 anni e si comportano ancora come ragazzini.

Cosa c’è di strano? Cosa c’è d’irritante? I 20 sono i nuovi 10, i 30 i nuovi 20 e i 40 i nuovi 30?

No.

Smettiamola di raccontarci questa fiaba perché ci rende solo ridicoli. Ad ognuno di noi deve, necessariamente, corrispondere la propria età.

E ora vi farò un esempio concreto, che vi farà rizzare i peli delle braccia dallo schifo e se non vi accade guardate su (se non lo odiamo siamoanchenoicosì, autocit.) e fatevi due domande.

L’esempio è JAx (o J-Ax con il trattino? Boh, non so e non controllerò, quindi tenetevelo così).

jax.jpg

Ragazzi, suvvia: volete davvero farmi  credere che non trovate questa espressione sul suo viso (da 44enne, sottolineo) detestabile?

Non pensate anche voi che i suoi continui “Figa” “Zio” e “Bella raga” siano oltremodo ridicoli?

No, non accusatemi di nutrire per Jax un’antipatia personale. Anzi, ammetterò che negli anni ’90 il duo degli Articolo 31 mi piaceva molto. Non sono mai stata una gran fan del rap ma loro erano, oggettivamente, giusti per i tempi.

Ecco, il punto sta in questo: essere giusti nel tempo in cui si vive e per essere giusti intendo non essere in contrasto visivo con ciò che ti circonda, non essere fuori luogo con modi di fare, espressioni e -perché no- anche con abbigliamento. E non venitemi a dire che è un artista, perciò dev’essere anticonvenzionale perché no, non funziona più così.

Anche De Gregori è un artista, eppure io non l’ho mai visto indossare cappelli per nascondere la calvizia…ah no, forse questo sì. Ma non direbbe mai cose come:

-Ma entro in, stanza, lei già, calda
via la, gonna, maglia, tanga
suda, grida, birra, |canna|
guerra, vinta, |canna|
Nanna!-.

Ok, sono due generi diversi, dite? Uno è un cantautore e l’altro un rapper? Commerciale, per giunta?

Avete voluto la guerra e guerra avrete:

maxresdefault

 

Qui non potete obiettare eh. Fabri Fibra ha anche 40 anni: vi pare che stia facendo il giudice in qualche reality? Vi sembra che indossi un cappello?

E no, non voglio paragonare la loro musica, non parlo d’arte, di testi e di melodia. In fondo, ripeto, non capisco un granché di rap (per esempio: il rap e l’hip hop sono la stessa cosa?).

Parlo di saper stare al mondo ed indossare con decenza l’età che si ha.

Perché alla fine tutti noi abbiamo un’età e a 20 ne abbiamo 20; a 30, 30 e così via. Quindi facciamocene anche noi una ragione: c’abbiamo un’età, si vede tutta e mascherarla dietro un accento milanese con un “bella zio io mi faccio ancora le canne e sono il top” non ci rende più fighi ma solo più tristi.

E per oggi con il mio disprezzo un tot al kg ho finito.

Alla prossima,

Bella raga.

 

 

 

9 Pensieri su &Idquo;Non siamo tutti evergreen

  1. Ho capito il tuo concetto e ti posso dire che ho smesso di indossare le minigonne quando, un giorno, ripensando ad Ally Mcbeal, mi sono resa conto di aver superato da qualche anno i 30 (e messo un paio di chili) e sembravo alla ricerca disperata di un marito!

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  2. Condivido totalmente il concetto che sta alla base del tuo ragionamento e concordo sull’inopportunità di mostrare al mondo una parte di sé che ormai se n’è inevitabilmente andata; bisogna prendere atto che il tempo passa e che l’io di oggi non può scimmiottare l’io che fu.

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  3. 🙂
    Da uomo quasi 48enne, trovo ridicoli alcuni miei coetanei che tingono i capelli, di quel nero che neanche le mie scarpe nere più lucide riescono a mostrare o donne che riempiono labbra come canotti. Accettarsi è atto di coraggio, ma, soprattutto, di amor proprio: non serve lasciarsi andare, no, ma curarsi con equiibrio, rispettando il tempo.

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  4. E tuttavia… da donna decisamente ultraquarantenne (molto ultra) ho scoperto alcune cose. Più passa il tempo, meno ti preoccupi del giudizio degli altri (in generale). Più passa il tempo, più puoi permetterti di fare qualcosa per il semplice motivo che ne hai voglia, senza preoccuparti se è “opportuno”. Più passa il tempo, più senti l’esigenza di essere libero. Di piacere a te stesso. che non vuol dire fare il ragazzino o la ragazzina a tutti i costi, ma fare quello che ti senti. Anche esagerare… 🙂
    un saluto, grazie del passaggio dal mio blog e a presto
    Alexandra

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